Extruded Polystyrene Styrofoam

Natalia Agati, Emanuele Caporrella, Alessandro Giovannini, Matteo Locci, Maria Rocco, Panagiotis Samsarelos, Başak Tuna


Scuola Piccola Zattere, Venezia
su invito di Edoardo Lazzari



video editor Tiziano Locci

foto credits: Giacomo Bianco




Eng

A project-manifesto and a scenic device: on one hand, a declaration of intent on architectures traversed by tensions and contradictions; on the other, an alpine costume and a carnival mask. It is a site-specific reinterpretation of a Roman project combined with the staging of the outcomes of a Venetian workshop.

Two weights, two scales, one single paradoxical material: extruded polystyrene styrofoam becomes the binding agent between the myth of a climb and architecture that turns into body. Like the material it employs, this is an expansive research methodology that develops through accumulation and transformation, generating a field of tensions in which elements apparently foreign to the lagoon context reveal themselves to be, in fact, deeply rooted in it.

  
Ita

Un progetto-manifesto e un dispositivo scenico: da un lato, una dichiarazione di intenti sulle architetture attraversate da tensioni e contraddizioni; dall’altro, un costume alpino e una maschera carnevalesca. Si tratta di una reinterpretazione site-specific di un progetto romano unito alla messa in scena degli esiti di un laboratorio veneziano. 

Due pesi, due scale, un unico materiale-paradosso: l’extruded polystyrene styrofoam diventa il collante tra il mito di una scalata e l’architettura che si fa corpo. Come il materiale utilizzato é una metodologia di ricerca espansiva, che si sviluppa per accumulo e trasformazione, generando un campo di tensioni in cui elementi apparentemente estranei al contesto lagunare si rivelano, in realtà, profondamente radicati in esso.